La nostra stamperia

Posted by on novembre 03, 2012 in Diario di bordo | Commenti disabilitati
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Cosa si può fare con i tappi di sughero?

Non ricordo  i dettagli ma c’era un gioco a cui giocavo da piccola in cui la penitenza era un segno stampato sulla fronte con un tappo di sughero. Ne annerivamo l’estremità con l’accendino. Il tappo non bruciva e lasciava il segno scuro del carbone.

In questi giorni stavo leggendo PROTO TIPI – Farsi una stamperia di Claude Marzotto Caotorta (Stampa Alternativa & Graffiti -Nuovi Equilibri, 2007) e pensando a come realizzare dei timbri con i caratteri dell’alfabeto. Se vorrete “sfidare le convenzioni dell’efficienza meccanica o digitale per tornare alla conquista del carattere-strumento, l’alfabeto-attrezzo, la lettera-utensile”  (p. 14),  potete consultare le istruzioni dell’autrice per creare buone matrici e moltiplicarne le copie.

La nostra piccola stamperia casalinga l’ha realizzata Valentina che ha intagliato dei tappi di sughero usati, ottenendo delle letterine che imbevute nel colore potranno esserci utili per decorare le nostre copertine.

Se volete sapere in quali altri modi si possono riusare i tappi di sughero date un’occhiata qui al lavoro che svolge la Cooperativa Sociale Artimestieri e consultate la mappa dei punti di raccolta del sughero.

Le lettere sono state innanzitutto delle immagini. Com’è noto, la parola “alfabeto” si è formata a partire dalle lettere alpha e beth, che rappresentano rispettivamente, nella loro antica grafia, una testa di toro (rovesciata) e una casa, il cui tracciato riprende un geroglifico egizio nel quale si può riconoscere la nostra b sdraiata. 

Ora, in ogni epoca, si rivela la costante preoccupazione – segreta o confessa – di ricercare nel disegno delle lettere questa figurazione perduta. È come se gli utilizzatori dell’alfabeto latino (che si tratti di poeti, calligrafi o pittori, ma anche di pedagoghi, bambini o sociologi) rifiutassero l’aridità geometrica del suo tracciato, come se si sforzassero di tornare istintivamente alle infanzie della scrittura e di riscoprire, smarriti sotto i sedimenti lasciati da millenni di civilizzazione, le parole-immagini, i disegni parlanti, i segni-cose, le “parole dipinte” delle prime scritture. È così che, dal Medio Evo ai nostri giorni, ritroviamo quegli alfabeti fatti di lettere-fiore, di lettere-animale, di lettere-uomo o di lettere-oggetto.

 (André Massin, La lettre et l’image, 1993 in PROTO TIPI – Farsi una stamperia)